La Francia vieta i PFAS nei cosmetici: cosa cambia dal 2026
- Gianfranco
- 20 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Un nuovo intervento normativo torna a porre sotto i riflettori le sostanze PFAS (acronimo di per- e polifluoroalchiliche), una vasta famiglia di composti chimici da tempo oggetto di attenzione regolatoria. Questa volta il provvedimento riguarda il mercato francese e coinvolge direttamente il settore cosmetico.

Con la Legge n. 2025-188 del 27 febbraio 2025, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, lo Stato francese ha introdotto il divieto di fabbricazione, importazione, esportazione e immissione sul mercato di prodotti cosmetici contenenti PFAS, oltre specifici limiti residui.
Nel dettaglio, saranno ammessi solo livelli inferiori a:
25 ppb per ogni singolo PFAS rilevato tramite analisi mirata (escludendo i polimeri);
250 ppb per la somma dei PFAS misurata come totale delle analisi mirate, con eventuale degradazione dei precursori (polimeri esclusi);
50 ppm per i PFAS inclusi i polimeri, con obbligo di giustificare l’origine del fluoro quando il fluoro totale supera i 50 mg F/kg.
È prevista una fase transitoria: i prodotti non conformi fabbricati prima del 1° gennaio 2026 potranno essere commercializzati in Francia fino al 1° gennaio 2027.
Una norma nazionale, non europea
Va sottolineato che la disposizione si applica esclusivamente al mercato francese e non ha valore in Italia né negli altri Paesi UE. Questo rappresenta un ulteriore esempio di frammentazione normativa all’interno dell’Unione Europea, in potenziale contrasto con il principio di libera circolazione delle merci.
Impatto limitato per le aziende italiane
Fortunatamente, l’impatto per il comparto cosmetico italiano dovrebbe essere pressoché nullo. Sebbene i PFAS non siano formalmente vietati nei cosmetici a livello europeo, il loro utilizzo è di fatto quasi scomparso negli ultimi anni.
Le ragioni sono molteplici:
le progressive restrizioni introdotte in mercati esteri (come il recente divieto nello Stato di Washington con l’entrata in vigore del TFCA Act dal 1° gennaio 2025);
soprattutto, la raccomandazione pubblicata nell’ottobre 2023 da Cosmetics Europe, rivolta a tutte le imprese del settore, che invitava all’eliminazione graduale e volontaria delle PFAS intenzionalmente aggiunte, fissando come obiettivo la completa uscita dalle formulazioni entro il 2025.
Dove concentrare oggi l’attenzione
Alla luce di questo scenario, il focus per le aziende deve spostarsi quasi esclusivamente su:
le tracce di PFAS come impurità tecnicamente inevitabili, derivanti dalle materie prime;
la possibile migrazione di sostanze dal packaging plastico verso il prodotto cosmetico.
La raccomandazione resta quindi quella di:
selezionare con attenzione le materie prime in base alla qualità e alla documentazione disponibile;
raccogliere informazioni complete su impurità e dati di migrazione dei materiali di confezionamento.
Un approccio preventivo e documentato rimane, oggi più che mai, lo strumento migliore per garantire la conformità normativa e tutelare il valore dei prodotti cosmetici sul mercato internazionale.



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